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Il mito di Mary Quant al Victoria&Albert Museum

La mostra dedicata all’inventrice della minigonna, icona assoluta della moda della swinging London sarà aperta fino al 16 febbraio 2020 

DB3H98 Quant, Mary, * 11.2.1934, British fashion designer, photograph of her Beauty Bus, 1960s, 20th century, 60s, clothes, outfit, out

Mary Quant, l’icona assoluta della moda, inventrice della minigonna e dello stile che caratterizzò la swinging london tra gli anni ’60 e ’70, è nata e cresciuta a Blackheath, Londra, figlia di due insegnanti di lingua gallese. Dopo il rifiuto dei suoi genitori di lasciarla frequentare un corso di moda, studiò illustrazione presso Goldsmiths, dove incontrò il suo futuro marito, l’aristocratico Alexander Plunket Greene. Si laureò nel 1953 con un diploma in educazione artistica e iniziò un apprendistato presso un modista di fascia alta, Erik di Brook Street. Nel 1955, Plunket Greene acquistò Markham House sulla King’s Road a Chelsea, Londra, un’area frequentata dal “Chelsea Set” – un gruppo di giovani artisti, registi e socialiti interessati ad esplorare nuovi modi di vivere – e vestirsi. Quant, Plunket Greene e un amico, avvocato trasformato in fotografo Archie McNair, aprirono un ristorante (Alexander’s) nel seminterrato del nuovo edificio e una boutique chiamata Bazaar al piano terra.

Iniziò così la ‘leggenda’ di Mary Quant. I suoi capi erano in netto contrasto con quelli dei couturier: erano facili, indossabili, giovani, avevano prezzi accessibili e tinte shock. E permettevano alle giovani donne di distinguersi, finalmente, dalle proprie madri.

Mary Quant 2019

La grande mostra dedicata a questo mito, che ha compiuto 85 anni lo scorso 11 febbraio, raduna 120 abiti creati tra il 1955 e il 1975.

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Oltre alle minigonne (il primo orlo fu accorciato da Mary dopo una corsa dietro un autobus, rischiando di perderne la fermata a causa dell’intralcio di una gonna che limitava movimenti e libertà), si possono vedere da vicino miniabiti in jersey, pull aderenti a coste (i celebri skinny-rib sweaters, che la Quant ideò dopo essersi infilata per gioco il pull di un bambino di otto anni).

E poi ancora antipioggia in pvc, hotpants, ankle boots di plastica e collant coloratissimi, accanto a mascara waterproof, rossetti e prodotti beauty, foto d’epoca, riviste, bozzetti e creazioni mai viste prima provenienti dagli archivi privati della stilista, per un totale di oltre 400 pezzi, come anticipato dal video trailer dell’esposizione, qui sotto. Attraverso ognuno di loro si dipana la storia di Barbara Mary Quant, creativa e imprenditrice geniale, che fece della ribellione al conformismo il suo credo.

A Quant viene spesso attribuito il merito di aver inventato il look più iconico del decennio: la minigonna. Non ci sono prove conclusive per dire chi abbia preso per la prima volta le emilinee in modo audacemente sopra il ginocchio (un’altra possibilità del couturier francese André Courrèges). Indipendentemente da ciò, gonne e abiti a trapezio estremamente corti sono diventati il suo marchio di fabbrica , e sono stati resi popolari dalla top model dell’epoca, Twiggy (una sciampista diciassettenne di 45 chili dalle forme androgine e i capelli corti corti, al secolo certa Leslie Hornby, conosciuta appunto come Twiggy, ovvero grissino). cui figura slanciata ha contribuito a trasformare orlature super corte in una tendenza internazionale.

Minigonne e abiti erano perfettamente abbinati alla gamma di collant e biancheria intima di Quant, una delle prime linee prodotte usando il nome Mary Quant su licenza. Quant creò anche il maglione a costine sottili (apparentemente ispirato dall’aver provato un maglione di otto anni per divertimento) e, nel 1966, inventò pantaloni caldi.

Sfruttando la relazione amorosa degli anni ’60 con nuovi materiali, è stata la prima designer a utilizzare il PVC, creando abiti “bagnati” e diversi stili di stivali resistenti alle intemperie nella sua gamma di calzature, Quant Afoot.

In ogni casao, fu indubbiamente Mary Quant a riscrivere i canoni di bellezza femminile degli anni ‘60.  E fu sempre Mary Quant a mettere, con intelligenza, garbo e modestia, la parola fine all’inutile querelle, dichiarando con occhio lungimirante e attento, avanti anni luce: «Le vere creatrici della minigonna sono le ragazze che si vedono per strada».

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